L'abbazia di San Giusto. A Tuscania.
La festa dei serpari a Cocullo, L'Aquila.
Il Museo della Storia della Psichiatria. A Reggio.
Quello della televisione. A Torino.
Quello dei neon. A Varsavia.
Quello dei videogiochi. A Berlino.
La vita, fastosa, mugugna come un rantolo
Come inascoltato estuario, come lacerato stendardo.
Scivola imponente sul red carpet
il cronometrare delle perdite: e ciò che si perde
è perduto per sempre, idiota!
Fossi almeno chiara nel rifiuto
come il menu di una trattoria: di primo, dovresti dire,
abbiamo che non ti voglio. Fossi definitiva nei ritardi:
l'Intercity notte porta 42 minuti. Non 41, né 43. 42.
Lo saprei. Potrei regolare il mio bagaglio a mano
sul fuso di Washington.
Ma così, sai com'è, scotto. Come la crosta di Urano.
Come l'estate in Tanzania. Come le scimmie in guerra
tra loro. Troppo per le lunghe, baby.
L'hai portata troppo per le lunghe. Cos'è, questa sospensione
d'attimi? La settima o l'ottava stagione? Non lo ricordo
neanche più. Non capisco, coi miei piccoli mezzi d'uomo,
se è la diretta, questa, o la replica. Se siamo in chiaro
o è il pezzotto. È tutto così evidente, eppure, bela
il vocione degli alisei! Solo tu non te ne sei ancora accorto!
Solo tu, a tua volta idiota e mille volte idiota,
sei ancora lì, dinanzi allo schermo muto dell'insonnia:
ma dormi! Dormi, per Dio! L'abbazia di San Giusto. A Tuscania.
La festa dei serpari a Cocullo, L'Aquila. E tu dove sei?
Immoto a temere gli apostrofi.
Talmente cristico da sfoderare come un merito le braccia inchiodate,
talmente crocifisso alla sua brama di martirio
da: "Saresti disposto a barattare tutti i tuoi domini
in Normandia con quel gate per Bucarest?",
rispondere sì.
venerdì 2 maggio 2025
Quarantadue
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