lunedì 14 aprile 2025

Morrigan

Pare plani sugli scudi. Dispiegando ali di corvo. O di cornacchia.
Dicono divori i cadaveri e seduca i soldati all'assalto.
Che premi i suoi amanti.
Mutaforma, la definiscono gli albi del mito.
Regina dei fantasmi, gli abitanti delle isole.

Ti sento ridere nel vento. Prenderti gioco della brughiera.
E del fumo del mio isolato comignolo. Nero.

Hai legato la mia lingua a una cavezza d'asina.
E sono stato ai patti.
Con resina e sabbia di fiume hai colmato le mie arterie.
Ti ho persino sorriso.
Ora, mentre l'esercizio della ragione mi si complica
come da bambino il quadro svedese, governi il mio folle affanno.

Spietata come il freddo. Imperturbata come la sorte.
Non convertibile.

Sono tante le cose che non so. Tanti gli accadimenti,
tantissime le fraintese scappatoie dei tuoi tortuosi
meandri di furia. Vivacchio e invecchio accarezzando i denti aguzzi
di un'incertezza insondabile come un fondale.
Come fosse il piumaggio di un nibbio.

Mi strattoni l'anima e non dirò che lo fai per gioco.
Perché temo i tuoi flagelli, muoio delle tue piaghe.
Ma sdentato innalzo inni ostinati
che della lode artigliano solo le spine.

Evito di chiedermi il perché. Ed anche di questo
faccio penitenza.

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