Ora sì, al cospetto dell'invendicato campo del mio onore,
posto dinanzi allo sciabordante tappeto di brughiera
che si dischiude e mi irride, ora - dicevo - metterei mano
all'elsa della mia arma bianca. Ora non ti farei prigioniera.
Perché io e solo io sento. L'olio ardente del mio sangue
sacrale varcare gli archi di trionfo delle arterie,
i timpani penitenti ostruirsi di un limaccioso urlo
continuato, il cuore franare come una centrale idroelettrica.
Io e solo io sento. La fame antica delle creature,
la frenesia delle carni lacerate, l'imperdonabile sete
dell'eccidio, la rivolta delle viscere in tumulto
avvinghiarsi come giovani vite sotto un altare di crolli.
Ho per testa un teschio rischiarato dalle fiamme alte
di tutti gli incendi, per gambe un carro falcato.
Non ti farei prigioniera, stavolta no. Ma, folle come Eracle
avanzerei tra gli struggenti avamposti distrutti,
per riprendermi ciò che è mio. Che mi spetta
e che mi appartiene. Come l'Istria. Il respiro.
La quiete stessa.
posto dinanzi allo sciabordante tappeto di brughiera
che si dischiude e mi irride, ora - dicevo - metterei mano
all'elsa della mia arma bianca. Ora non ti farei prigioniera.
Perché io e solo io sento. L'olio ardente del mio sangue
sacrale varcare gli archi di trionfo delle arterie,
i timpani penitenti ostruirsi di un limaccioso urlo
continuato, il cuore franare come una centrale idroelettrica.
Io e solo io sento. La fame antica delle creature,
la frenesia delle carni lacerate, l'imperdonabile sete
dell'eccidio, la rivolta delle viscere in tumulto
avvinghiarsi come giovani vite sotto un altare di crolli.
Ho per testa un teschio rischiarato dalle fiamme alte
di tutti gli incendi, per gambe un carro falcato.
Non ti farei prigioniera, stavolta no. Ma, folle come Eracle
avanzerei tra gli struggenti avamposti distrutti,
per riprendermi ciò che è mio. Che mi spetta
e che mi appartiene. Come l'Istria. Il respiro.
La quiete stessa.
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