venerdì 11 ottobre 2024

Le Creature della Notte

Vox Dei! È sentore diffuso 
che non dovrei credere a una sola delle tue Creature:
Quegli alati squamosi emissari che nuda partorisci
nell'ugola riarsa della Notte. Vox Populi!
Immagino che l'opinione pubblica, a questo punto della faccenda,
avrebbe da ridire anche sul fatto che le citi ormai a memoria
le tue Notturne Parole.
Come il breviario il vescovo di Reims!
Proprio come lui, ammetto, senza credervi del tutto.
Perché qualcuno - forse tu, anzi certamente tu! - mi insegnava
che - alla fine della giostra - valgono i fatti.
E i fatti, mia stordente luminescente Dike, dicono che 
abiti l'altrove. E mi imbelletti i sogni di sudore acido.

E sia. Mi sono lasciato una ciocca di capelli sul cranio,
l'altro giorno.
Una striscia di terra larga quanto la Guyana francese.
Per ricordarmi che hai un altro.
Per evitare di rivolgermi a te con quell'affusto
di magniloquenti oscenità che è del nostro concubinaggio,
mia carne, mio spirito. Santo. 
Ma sei il reticolato dei miei bronchi polmonari
e no, non posso permettermi di separarmi da loro: 
lo capisci da te che non hai scelta.
Perché non ho vinto solo alla Neva
e tu, meglio di chiunque altra, dovresti saperlo.

Per farla breve: Amo. 
Quando le setole degli spazzolini nuovi costringono le gengive a sanguinare.
Anche il ferro delle condutture in disuso sa di sangue. E amo anche quello.
Mi tengo fermo per permetterti di affondare le dita
nelle viscere, se ti va. O prendiamo un gelato all'amarena, se preferisci.

Strappami 
come un secondo premolare 
dall'arcata convessa 
dei giorni.

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